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Mal di gola e tampone faringeo

Il mal di gola (faringite, faringotonsillite) è la causa più frequente di visite pediatriche e di prescrizioni antibiotiche. Gola rossa, tonsille e ghiandole linfatiche del collo ingrossate e dolenti, “placche”, febbre, mal di testa e tosse, sono i sintomi. Eppure è una malattia benigna, che in genere si risolve da sola in 5-7 giorni e che spesso, nonostante la febbre, non si cura con gli antibiotici, perché è provocata da virus.

Quando invece la causa del mal di gola è un batterio, quello più frequentemente isolato è lo Streptococcus Pyogenes, noto come Streptococco Beta-emolitico di gruppo A, il famigerato SBEGA. Lo SBEGA infatti è l’unico batterio che vale ancora la pena di curare, perché può provocare complicanze, anche se raramente, a livello renale, delle articolazioni e cardiache.

Tutti gli altri batteri invece guariscono spontaneamente, anche loro come i virus senza complicanze e quindi è inutile somministrare antibiotici.

Naturalmente la diagnosi va fatta dal pediatra, che può visitare il bambino e, nel dubbio, effettuare esami di conferma diagnostica, come il tampone faringeo.

Non esiste infatti un segno o un sintomo clinico caratteristico per distinguere con sicurezza le faringotonsilliti batteriche da quelle virali e soprattutto per identificare quelle da SBEGA. Comunque la presenza di intenso stato infiammatorio della gola, con essudato biancastro sulle tonsille, linfoghiandole sottomandibolari gonfie, petecchie sul palato e lingua a fragola, aumentano notevolmente il sospetto.

Quindi Il tampone faringeo va fatto in un solo caso: nel sospetto clinico di infezione da SBEGA. Non serve ad altro ed è inutile eseguirlo in pieno benessere.

Fare tamponi faringei in corso di epidemia di Streptococco (che ci sono ogni anno soprattutto in autunno e primavera) in soggetti sani non serve a nulla.

Il riscontro di tampone positivo (che non ha il significato di patologico, ma di non negativo) può ingenerare confusione. Infatti, altri Streptococchi come il Viridans o Stafilococchi, o Candida o altri germi, nei bambini, tranne rarissime situazioni, non hanno significato patologico e non vanno curati.

Trovare uno Streptococco Beta Emolitico di gruppo A in gola senza alcun sintomo di malattia, non ci porterebbe a fare proprio nulla, tranne situazioni rarissime in cui c’è un convivente affetto da malattia reumatica.

Il motivo è molto semplice: il 20% dei bambini in età scolare è portatore sano di SBEGA, cioè ha lo Streptococco in gola, ma senza malattia e questi bambini non vanno trattati, perché appunto sono “sani”, né possono trasmettere l’infezione. La percentuale di portatori durante un’epidemia sale anche al 50%, ma ancora una volta questi bambini non andranno trattati, né tenuti lontani dalla scuola.

Il trattamento più adeguato è a base di antibiotici del gruppo penicilline. L’amoxicillina resta ancora il trattamento di elezione, assoluta o associata all’acido clavulanico, in caso di allergia o di resistenza alle penicilline si utilizzano i macrolidi (Claritromicina e Azitromicina).

La guarigione clinica e infettiva si verificherà dopo massimo 48 ore, ma sarà bene protrarla per 10 giorni al fine di eradicare lo Streptococco dalla faringe. Non sono necessari controlli dopo la terapia (compreso il tampone faringeo). A scuola, se il bambino si sente bene, potrà tornare anche dopo 48 ore di trattamento antibiotico.

Marco Fiorentini – Pediatra

Fonte: SOSPEDIATRA