Coronavirus e autismo: I bambini senza i loro percorsi quotidiani, rischiano di perdere le conquiste di anni

Da un mese sono diventati gli insegnanti, i terapisti, i logopedisti e gli psicologi dei loro figli h24. Sono le mamme e i papà di bambini e ragazzi autistici che da quando è scattato il decreto “ io resto casa” sono rimasti più soli di prima. Loro con i loro figli per cui la didattica a distanza è un miraggio e che senza le terapie quotidiane rischiano di perdere le conquiste di anni. 

In generale, le persone autistiche sono tra le più fragili e a rischio contagio, perché hanno problemi comportamentali che li espongono a pericoli evidenti: mettono in bocca gli oggetti e le stesse mani, è difficile insegnare a un adolescente a starnutire nel gomito o a indossare le mascherine di protezione.

Mauro Bertelli, presidente della Società Italiana per i Disturbi del Neurosviluppo (SiDiN) e la dott.ssa Antonella Costantino, presidente della Società italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza(Sinpia) del Policlinico di Milano, tracciano una linea sulla vulnerabilità al Covid-19 legata ai pazienti autistici.

“C’è la necessità di comunicare la delicata situazione che stiamo vivendo a tutti, bambini e adulti, anche a quelli con l’autismo e con disturbi del neurosviluppo. Le persone con disturbi dello spettro autistico, infatti, di fronte a cambiamenti improvvisi di abitudini e routine, possono provare molta ansia e mettere in atto risposte comportamentali inadeguate e problematiche per esprimere il proprio disagio.

I rischi ci sono, sia per i soggetti autistici, che per gli operatori, che per le famiglie. Ad esempio, molti dei ragazzi hanno avuto i propri nonni, soprattuto nelle regioni del Nord, positivi al virus, con epiloghi anche nefasti. A volte gli stessi genitori. Per questo, l’attenzione è stata rivolta a mettere subito in sicurezza ogni attività realizzata con persone autistiche, puntando su telemedicina e teleriabilitazione”.

Ma quali sono le criticità maggiori? Molti centri diurni in Italia hanno chiuso, perché rischiavano di trasformarsi in focolai di contagio. Così molti bambini e adolescenti autistici si ritrovano oggi chiusi in casa, con soltanto le famiglie al loro fianco. Essendo però soggetti che hanno routine e abitudini difficili da modificare, questa condizione, così come non poter fare molte attività che facevano in precedenza, rischia di mandarli in tilt. Ma non solo. Perché, per i più giovani, ci sono anche le difficoltà legate alla didattica: Esiste la scuola a distanza, ma per i più gravi è impossibile seguirla, chiariscono psicologi e neuropsichiatri. E le stesse famiglie temono passi indietro sulle competenze acquisite.

Il dibattito politico, sulle uscite da casa controllate, quindi tocca e coinvolge anche chi si trova in una condizione di disabilità, ha disturbi cognitivi, dello spettro autistico e del neurosviluppo. 

Già molte regioni hanno permesso, mediante certificazioni e diagnosi da parte di medici e professionisti, questa possibilità. Rientra tra le condizioni di salute, chiariscono diversi neuropsichiatri. Ma liberalizzare non è possibile, sarebbe folle: Si tratta di calcolare costi-benefici, bisogna distinguere dalle situazioni. Per molti bambini, gravissimi, non uscire diventa un problema serio. Alcuni hanno crisi che durano un’ora e mezza, si picchiano, sono aggressivi. Se una routine di tre giri in macchina può servire a minimizzare questi pericoli, in questo caso i benefici sono maggiori, seppur i pericoli di contagio ci siano.

Quel che unisce, di certo, sono gli obiettivi a lungo raggio. Perché tutti, dalle associazioni ai medici, sono convinti che sia necessario programmare da subito la ripresa, investendo sul welfare per i soggetti con disabilità, sulla formazione e sui percorsi didattici: insomma, guardare già al domani, a quando l’emergenza passerà, soprattutto a sostegno di tutte le famiglie.

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