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Convivenza forzata tra genitori e figli: faccia a faccia con le debolezze di oggi.

Convivenza forzata tra genitori e figli: come gestire bambini, adolescenti e le loro crisi di rabbia?

L’emergenza coronavirus sta inevitabilmente mettendo non solo la comunità, ma anche il singolo faccia a faccia con le sue debolezze. In un momento storico in cui tutti si stanno confrontando con un evento straordinario, che costringe a modificare radicalmente le proprie abitudini e in cui l’unico messaggio che viene costantemente e incessantemente trasmesso è quello di “restare a casa”, tante coppie e tante famiglie si ritrovano a fare i conti con un concetto di convivenza molto diverso da quello classico e condiviso, ma con la necessità – e in caso di isolamento, la costrizione – di restare insieme nelle mura della propria abitazione per molte ore al giorno.

Non si tratta, infatti, soltanto di avere i bambini a casa e di doverli gestire con le scuole chiuse, ma anche della rinuncia a quella libertà di muoversi e agire che sino a qualche giorno fa era garantita: un allenamento in palestra, un cinema con gli amici, un corso di cucina o di ballo, un semplice aperitivo al bar, tutti piccoli, grandi piaceri cui è necessario, anzi indispensabile rinunciare per contenere un contagio che in questi giorni sta facendo salire esponenzialmente i numeri. E alle ansie, ai dubbi e ai timori che caratterizzano questa situazione straordinaria si somma, ovviamente, la frustrazione derivante dalla convivenza forzata. Anche con le persone che più si ama al mondo.

Quello che viene in mente riferito in questi giorni così sono le difficoltà che adulti e adolescenti stanno vivendo a causa della vicinanza forzata con i familiari. Mentre prima la gestione quotidiana, in tutta la sua diversità, si articolava sulle tante attività in esterno in cui le persone potevano incanalare le energie e le inclinazioni personali, ora tutto si è ridotto a una serie di attività uniscono necessariamente tutto il nucleo familiare. L’impressione è che ora come mai prima gli adulti debbano attingere al loro coraggio e diventare “supereroi”, aiutando non solo i bambini, ma anche gli adolescenti ad affrontare la situazione.

Riunirsi e parlare intorno a un tavolo può essere il primo passo per disinnescare, ognuno può dire a tutti gli altri quello di cui ha bisogno: che sia leggere in pace, giocare tutti insieme, parlare di quello che sta accadendo.

Ascolto e pazienza, dunque, uniti alla comunicazione, diventano strumenti fondamentali per gestire una situazione così straordinaria: Questa vicinanza implicherà un aumento di rispetto e conoscenza reciproca in cui potrebbero rivelarsi cose davvero sconosciute.

Complicato spiegare a un adolescente in preda ai timori e ai dubbi (spesso nascosti dietro l’aggressività) che deve necessariamente rinunciare a ciò che prima era a portata di mano. E ancora più complicato diventa gestire la reazione dell’adolescente (ma del bambino) al no: Il genitore dovrà in primis lui provare a contattare anche se stesso, chiudersi in una stanza e fare mente locale,  e capire che per proteggere i figli deve contenere la sua angoscia, non renderla dilagante in casa.

Deve potersi confrontare con altri adulti, ma non deve far ricadere la sua ansia e la sua paura sui figli. A loro è necessario poter dare delle spiegazioni semplici e vere, non raccontare bugie, dare un’immagine che il mondo adulto non è perfetto, ma si sta adoperando per gestire la situazione. E allo stesso tempo è importante imparare dai figli, aprirsi a chi sono e alle loro personalità.

Come gestire, invece, le prevedibili crisi di bambini e adolescenti che vedono la loro routine stravolta? Un’idea è quella di dividersi i compiti in casa, ma c’è bisogno di un richiamo alla responsabilità, più ridotta ovviamente per i figli. Questo è un momento in cui i genitori si trovano a dover fare davvero i genitori, per loro non sarà facile, per tanti è difficile dire no. Una delle cose più difficili da gestire è il tema dell’aggressività, il terrore che mostrarsi assertivi sia un modo di auto-affermarsi, che è un diritto di ciascuno: qualcuno però dirà che la sua auto affermazione cozza con quella dell’altro, e questo è un richiamo al fatto che non siamo onnipotenti e onniscienti, e che i genitori devono sentire che possono resistere alla rabbia del ragazzo. Se non resistono e fanno ritorsioni ancora più aggressive o crollano, non danno un rimando di affidabilità e dell’adulto che può reggere, e al ragazzo resta solo aggressività, sentire di non avere un adulto che lo guida, e sentirai di non potersi lasciare andare, come è giusto che accada, perché non c’è nessuno a contenerlo.

In caso di crisi e discussioni, dunque, la cosa primaria da fare è, a un certo punto, mettere uno stop: Se si assiste a un’escalation di esasperazione, è bene dire che è compresa, come sono comprensibili l’angoscia e la frustrazione e la paura. Ma arriva un punto in cui bisogna ribadire che, nonostante tutto, da quella porta non si esce, e che bisogna fermarsi e calmarsi. L’adulto deve avere sempre molto chiaro perché fa le cose, e ricordarsi che è un esempio.

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Vi ricordiamo che al Centro è attivo il team PSICOLEGALE, terapisti e legali insieme per affrontare tutte le problematiche e ridurre i conflitti familiari e di coppia.

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