È questo lo slogan lanciato da Pino Mele, presidente della Simpe (Società italiana medici pediatri) per denunciare l’emorragia di medici dedicati alla cura dei bambini.

“Purtroppo i dati in nostro possesso sono molto preoccupanti. Uno studio condotto dal Centro Studi Simpe ha infatti evidenziato che il numero dei pediatri di famiglia che andranno in pensione nel periodo 2014-2023 è stimato in 3.313 unità e che solo 464 specializzandi all’anno prendono la convenzione. Ne consegue che nel 2023 si avrà un deficit pari a -2.849 unità”, spiega Mele.

Un’allarme, che proviene da più parti. Infatti lo scenario che si disegnerà da qui a 5 anni per gli italiani e la loro salute è allarmante. Per effetto dei pensionamenti, infatti, cesseranno di lavorare 45mila medici, di cui 30mila ospedalieri e 14.908 medici di famiglia. Una emorragia che, in dieci anni ovvero al 2028, coinvolgerà 80.676 camici bianchi. Inoltre, evidenzia il vice segretario Anaao Carlo Palermo, “l’attuale sistema delle scuole di specializzazione in medicina non garantirà un numero sufficiente di specialisti per il prossimo futuro: oggi, infatti, i posti disponibili per le scuole di specializzazione sono complessivamente circa 6.500 l’anno, ma secondo le nostre stime ne sarebbero necessari almeno 8.500. A mancare nelle corsie – avverte – saranno a breve soprattutto pediatri, chirurghi, ginecologi e cardiologi”. Il problema maggiore è che alle uscite non corrisponderanno altrettante, o quanto meno adeguate, entrate.

“La Pediatria di base è a rischio estinzione. Nei prossimi 10 anni la metà dei pediatri di famiglia andrà in pensione senza essere rimpiazzata e il numero sarà drasticamente dimezzato: da 7.200 a meno di 3.600”. Questo, è invece l’allarme, di Giuseppe Gullotta, presidente della Federazione CIPE.

“Ogni anno vanno in pensione circa 800 pediatri a fronte di 200 che escono dalle scuole di specializzazione, la situazione è drammatica. Abbiamo un buon numero di medici che si laureano ma a causa della carenza delle borse di studio, sono troppo pochi quelli che si specializzano. L’aumento indiscriminato dei massimali al Nord e in diverse regioni d’Italia- aggiunge il pediatra- si sta dimostrando un rimedio peggiore del male.

Al Nord i pediatri di base hanno un massimale a 1.600 scelte, il doppio di quelle che abbiamo in Sicilia. Al Sud il massimale non va mai oltre le 900 scelte, mentre in Lombardia siamo a 1.400, in Veneto a 1.200 e in Piemonte a 1.600”. Di recente, in Piemonte, è stata pubblicata una petizione di ben 75 primari ospedalieri.

“Hanno lanciato un accorato grido di allarme sulla necessità di assumere “con urgenza” medici negli ospedali. Gli stessi hanno fatto notare (e noi la condividiamo) la necessità che l’Italia abolisca l’obbligo di specializzazione per l’accesso negli ospedali, unico paese d’Europa a mantenere ostinatamente tale obbligo – sottolinea Gullotta – creando l’incredibile paradosso di avere tanti medici neo-laureati che non riescono ad accedere alle specializzazioni, mentre sul territorio e negli ospedali mancano i medici, lasciando domanda e offerta senza possibilità di incontrarsi.

Un paradosso in termini di costi di formazione, carenza di servizi, turni massacranti ai limiti dell’umana resistenza. È incredibile”. Da oltre tre anni la Federazione CIPe-SISPe-SINSPe sta lanciando una proposta in tutte le sedi istituzionali per offrire una soluzione: “Creare un corso triennale abilitante, come del resto avviene nella medicina generale, diretto alla sola pediatria di famiglia.

Questo permetterebbe agli specializzandi e ai neo specialisti usciti dalle Università di accedere agli ospedali, anche con un obbligo solo triennale, mentre i pediatri che si formano con il corso triennale solo per la pediatria di famiglia andranno direttamente e solamente sul territorio”, spiega Gullotta. I pediatri formati direttamente sul territorio “potrebbero essere individuati e gestiti sui bisogni delle singole regioni, con oneri a loro carico. Regioni come il Piemonte, la Lombardia, l’Emilia Romagna – continua il medico – hanno dato disponibilità a valutare e a finanziare il progetto”.

Il corso triennale proposto dalla Federazione è “distinto dalle normali borse di studio, che sappiamo pochissime in proporzione al fabbisogno e che vedono un enorme divario tra Nord e Sud. Regioni come la Sicilia, la Campania e altre hanno una carenza enorme negli organici degli ospedali ma di modesta entità sul territorio, mentre al Nord la carenza è altissima sia sul territorio che negli ospedali.

Ogni regione, avendo propri bisogni, potrebbe programmare i corsi triennali, formando direttamente i pediatri di famiglia negli ambulatori dei pediatri di base con oneri a loro carico. Per chi lo avesse dimenticato – ricorda il presidente – i pediatri di famiglia svolgono un grande lavoro di prevenzione sul territorio e un filtro enorme per gli accessi impropri ai pronto soccorsi e negli ospedali”.

Fonte: SOSPEDIATRA