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Allergie respiratorie: come riconoscerle e come curarle

Con l’arrivo della primavera tornano le allergie respiratorie. Ma come riconoscerle nei bambini? E come curarle? Ne parliamo con Gualtiero Leo, titolare di incarico di Alta Specializzazione in Allergia e Asma presso la U.O.C. di Pediatria – Casa Pediatrica dell’Ospedale Fatebenefratelli, ASST FBF e Sacco di Milano.

«I pollini rappresentano una frequente causa di allergia respiratoria sia negli adulti che nei bambini. I sintomi si manifestano più frequentemente con starnuti, prurito al naso e secrezione nasale liquida a cui spesso si associa arrossamento e prurito congiuntivale, configurando il quadro clinico della rinocongiuntivite allergica. Giocare al parco in belle giornate di sole e con un po’ di vento rappresenta l’occasione più frequente per la comparsa di questi sintomi nei bambini allergici ai pollini. La rinite allergica pur non essendo una malattia grave può creare situazioni di disagio al bambino, per esempio per la necessità di soffiarsi il naso ripetutamente, o per dover limitare la sua attività all’aperto con gli amici, con la percezione di essere isolato. La rinite, specialmente se associata a ostruzione nasale, può disturbare il sonno con conseguente influenza sull’attività di apprendimento o anche con giorni di assenza da scuola. L’allergia ai pollini, come anche verso gli acari della polvere, i derivati epidermici di animali domestici o le muffe, può causare anche asma che si manifesta con tosse secca durante l’attività fisica e sensazione di difficoltà respiratoria».

Che cosa consiglia di fare in caso di sospetta rinite allergica?
«È utile eseguire appena possibile una visita allergologica. Nel frattempo è consigliabile una visita medica dal medico curante per verificare il sospetto di sintomi da allergia respiratoria, escludendo altre cause; sulla base dell’intensità dei sintomi, il medico valuterà l’opportunità di iniziare una terapia sintomatica per alleviare i sintomi respiratori. Appena possibile verranno eseguiti i test cutanei allergologici per i vari allergeni inalanti, compresi pollini, acari della polvere, muffe e derivati epidermici di animali domestici. I test vengono eseguiti mediante la tecnica del prick, che consiste nel porre le gocce degli allergeni da testare sulla superficie degli avambracci a distanza di circa 2 cm una dall’altra e poi di pungere superficialmente la cute attraverso la goccia mediante una lancetta pungidito di metallo o plastica. Dopo 10-15 minuti si esegue la lettura dei test. In caso di positività del test o di riferiti sintomi asmatici sarà opportuno eseguire i test di funzionalità respiratoria».

Una volta che viene confermata l’allergia respiratoria occorre iniziare una terapia?
«Un primo passo consiste nell’adottare le misure di prevenzione per evitare o ridurre il contatto con le sostanze a cui il bambino è risultato allergico e che sono causa di sintomi. Per quanto riguarda i pollini, per esempio, è utile che il bambino al rientro dal parco possa togliersi gli indumenti al di fuori della sua cameretta, faccia la doccia con particolare attenzione ai capelli per evitare di lasciar cadere i pollini sul cuscino quando va a letto. Se nonostante tali misure il bambino è sintomatico, occorre cominciare una terapia farmacologica orientata alla regressione e al controllo dei sintomi. La terapia farmacologica, oltre a migliorare i sintomi del bambino, deve essere orientata a permettere una vita di relazione normale, sia scolastica che di gioco. D’altra parte la rinite allergica può in alcuni bambini favorire la comparsa di asma che può manifestarsi, specialmente nei bambini più piccoli, in occasione di un’infezione respiratoria virale».

È aumentata la frequenza delle allergie nei bambini?
«Sì, negli ultimi decenni c’è stato un notevole incremento delle malattie allergiche. Tale aumento è risultato particolarmente evidente nei bambini».

Si sa per quale motivo sono aumentate le allergie?

«Sappiamo che lo sviluppo delle allergie è dovuto all’interazione di fattori genetici e ambientali, ma l’incremento di frequenza è avvenuto in tempi troppo brevi da poter essere giustificato da modificazioni genetiche, per cui l’attenzione è stata rivolta verso i fattori ambientali. Una delle ipotesi avanzate per spiegare l’aumento delle allergie fu proposta agli inizi degli anni ‘90 e prese il nome di “ipotesi igienica”. Questa ipotesi derivava dall’osservazione che i bambini appartenenti a famiglie numerose sviluppavano meno frequentemente malattie allergiche. Si ipotizzò che ciò fosse dovuto a una maggiore esposizione, nelle prime epoche della vita, a infezioni derivanti dai contatti con i fratelli.

Quando si dovrebbe temere che un bambino sia a rischio di sviluppare un’allergia?

«Il primo campanello d’allarme è la presenza della dermatite atopica, un’alterazione della cute che si manifesta nei primi mesi di vita, generalmente entro il 6° mese, con arrossamento e secchezza cutanea, localizzata inizialmente al volto e in epoche successive alle regioni flessorie dei gomiti e ginocchia. È stata a lungo considerata una patologia causata da allergie, ma studi successivi hanno rilevato che si tratta di una patologia multifattoriale caratterizzata da un’alterazione della struttura della cute che favorisce un aumento della permeabilità. L’aumentata permeabilità della cute da un lato favorisce la perdita di liquidi causando secchezza cutanea e da un altro aumenta il rischio di penetrazione di sostanze esterne come microrganismi e allergeni (sostanze che possono causare allergia). Anche il microbiota è alterato nella dermatite atopica: vi è un ridotto numero di batteri buoni e un notevole incremento di batteri della specie Stafilococco aureo che causano infiammazione della cute. Queste caratteristiche della dermatite atopica rendono il bambino facilmente a rischio di sviluppare allergia alimentare, che si manifesta per il passaggio attraverso la cute di proteine alimentari, come quelle dell’uovo e del latte vaccino, che sono facilmente presenti nell’ambiente domestico come il pavimento, i tappeti e le coperte e il materasso del lettino, e alla successiva produzione degli anticorpi dell’allergia da parte del sistema immunitario presente nella cute. Una volta che si crea la sensibilizzazione a un alimento è facile che in epoche successive, in genere dal 3° anno, si sviluppino le sensibilizzazioni agli allergeni inalanti, come acari e pollini, con sviluppo di asma e rinite. Questa progressione nello sviluppo delle malattie allergiche è stata tradizionalmente definita “marcia atopica”. Di certo non tutti i bambini con dermatite atopica poi sviluppano allergie alimentari e respiratorie e d’altra parte non tutti i bambini che poi sviluppano rinite allergica o asma hanno una pregressa storia di dermatite atopica. Queste considerazioni sottolineano la complessità dei fattori alla base dell’allergia».

Quali consigli si possono dare per un bambino con la dermatite atopica?
«Gli interventi su un bambino con dermatite atopica devono mirare a due obiettivi:
1. impedire che si sviluppi la sensibilizzazione ad alimenti attraverso la cute;
2. favorire lo sviluppo della tolleranza verso gli alimenti che naturalmente avviene attraverso l’apparato digerente.
Una volta che si è manifestata la dermatite atopica è utile un trattamento precoce mirato a ridurre l’infiammazione cutanea e a riparare il difetto di barriera cutanea per tentare di prevenire lo sviluppo di allergia alimentare. A tale scopo è utile l’applicazione quotidiana di creme emollienti che aiutano ad aumentare l’idratazione della cute e a rigenerare il sottile strato lipidico che la ricopre, e inoltre diminuiscono il prurito. Per la detersione della pelle non dovrebbero essere usati i comuni detergenti schiumogeni del commercio ma ad essi devono essere preferiti olii o creme detergenti. Medicamenti locali antinfiammatori, oltre a interventi mirati contro eventuali infezioni cutanee, saranno valutati e prescritti dal medico. Alcune caratteristiche della dermatite atopica, come la gravità o la sua precoce insorgenza, possono aumentare il rischio di sviluppare allergia alimentare. Sono consigliabili misure per ridurre la presenza di allergeni alimentari nell’ambiente domestico, in particolare sul pavimento, tappeti e il letto del bambino, anche se di non facile realizzazione».